Cosa è la scabbia?
La scabbia è una malattia cutanea infettiva causata da un acaro chiamato Sarcoptes scabiei che vive in cunicoli scavati nella pelle causando una dermatite pruriginosa.
Quanto è frequente?
La scabbia rappresenta un’infestazione piuttosto comune. I dati di prevalenza stimata oscillano dallo 0,2 al 70%, con picchi più alti, nell’area del Pacifico e in America Latina ma la frequenza reale non è nota perché in molti casi la malattia è misconosciuta e/o non denunciata (=resa nota alle autorità sanitarie statali a scopo statistico).
Chi colpisce?
Può interessare persone di ogni classe sociale, età e sesso. E’ più frequente in luoghi affollati e in ambito comunitario (per esempio in reparti di lungodegenza, case di riposo, asili, dormitori e penitenziari).
Qual è la patogenesi della scabbia?
L’agente etiologico (=causale) della scabbia è un parassita, l’acaro Sarcoptes Scabiei. Le femmine di S. scabiei vivono circa 4-6 settimane, scavando dei cunicoli nell’epidermide in cui depongono mediamente 50 uova durante la loro vita (circa 2-3 al giorno che si schiudono dopo 3-4 giorni e compiono 3 mute prima di raggiungere l’età adulta).
Nella scabbia classica, la carica di acari è generalmente bassa (con una media di 10-15) mentre i pazienti con scabbia crostosa possono avere sul corpo fino a milioni di acari.
L’accumulo degli acari e delle loro scorie nella pelle dell’ospite determina i processi di ipersensibilizzazione del sistema immunitario (=cioè delle difese dell’ospite) che sono alla base della sintomatologia pruriginosa; non a caso i pazienti atopici e con “cute sensibile”, a parità di data di contagio, iniziano a grattare prima e, a parità di carica parassitaria, lamentano prurito più intenso rispetto agli altri.

Come si trasmette?
La scabbia si trasmette da persona a persona tramite contatto fisico con un soggetto parassitato da S. scabiei.
Il contagio di solito è più frequente in seguito a contatti cutanei diretti e prolungati (quindi i soggetti più a rischio sono conviventi e partner sessuali), mentre è meno frequente per contatti casuali e fugaci.
Non si può comunque escludere anche un contagio mediato da animali e fomiti (=oggetti contaminati). Quest’ultimo, raro nelle forme di scabbia classica, diventa più facile in caso di scabbia crostosa.
Mediamente gli acari sopravvivono negli ambienti, lontano dall’ospite, per 24-36 ore (con variazioni dipendenti dall’umidità e temperatura ambientale: in luoghi con elevata umidità i tempi di sopravvivenza nell’ambiente esterno si allungano).
La “vera scabbia” è solo a contagio interumano (in cui l’agente responsabile è il S. scabiei var. hominis) ma si stanno diffondendo anche delle forme zoonotiche (causate da S. scabiei var. cuniculi, S. scabiei var. canis, S. scabiei var. sui che negli animali causano la cd. “rogna sarcoptica” e negli uomini delle forme molto simili alla scabbia classica).
Dove e come si presenta la scabbia?
Il sintomo principale della scabbia è il prurito, che di solito è più intenso la notte e durante o dopo esposizione a fonti di calore.
Le manifestazioni cliniche della scabbia classica sono rappresentate da:
- papule eritematose (=piccoli rilievi cutanei arrossati) integre o escoriate (=abrase e sanguinanti per via del grattamento);
- cunicoli (=sottili gallerie serpiginose visibili sotto la superficie della pelle), lunghi da pochi mm a oltre 1 cm, che sono patognomonici (=tipici) della malattia, ma più rari da osservare rispetto alle papule perché possono essere “distrutti” con il grattamento.

Le sedi più comuni dove compaiono papule e cunicoli sono gli spazi interdigitali di mani e piedi, la superficie flessoria di polsi e gomiti, i cavi ascellari e l’inguine, ma le lesioni possono presentarsi in qualsiasi zona del corpo, compresi i genitali dove spesso le papule diventano più voluminose assumendo l’aspetto di veri e propri noduli.
Di solito nei soggetti adulti immunocompetenti (=con buone difese immunitarie) la testa e le superfici palmo-plantari non sono coinvolte. Nei bambini invece l’acaro può localizzarsi su tutta la cute, anche sul capo.
In alcuni casi, in particolare in persone defedate (=con difese immunitarie basse, come per esempio i pazienti con AIDS o quelli da lungo tempo in terapia cortisonica), si possono osservare lesioni cheratosiche (=con squame biancastre, grigiastre o brunastre), spesso fissurate, sanguinanti e maleodoranti, anche particolarmente estese e in sedi atipiche, che sono manifestazioni della scabbia crostosa, anche detta scabbia norvegese o scabbia di Boeck.
Può accadere che l’infestazione sia complicata da infezioni batteriche secondarie, dovute alla contaminazione di ferite da grattamento e pertanto non è raro osservare dei quadri clinici complessi di scabbia impetiginizzata.


Come si fa la diagnosi?
Per fare diagnosi di scabbia è necessaria:
– un’accurata anamnesi e uno scrupoloso esame obiettivo;
– la ricerca dello S. scabiei attraverso:
- esame microscopico (con ritrovamento dell’acaro e/o delle sue scibale, ossia le feci, o delle sue uova) su prelievo citologico con preparati a base di KOH (idrossido di potassio)
oppure - esame dermatoscopico (con il riscontro dell’acaro attraverso il riconoscimento, nel delta wing sign, della sua testa scura a forma triangolare) con o senza coloranti.
In alcuni casi difficili può rendersi necessario un prelievo bioptico per avere la conferma istologica della diagnosi.

Con quali malattie entra in diagnosi differenziale la scabbia?
Alcune delle malattie con cui entra in diagnosi differenziale la scabbia dell’adulto sono le acariasi minori, l’impetigine, le drug eruption, la psoriasi, la dermatite seborroica, la dermatite herpetiforme, il pemfigoide bolloso, la malattia di Darier, il cheratoderma palmo-plantare e le malattie psichiatriche come la sindrome di Ekbom (nota anche come infestazione delirante, parassitosi allucinatoria o delirio dermatozoico).
Le più importanti patologie che vanno differenziate dalla scabbia pediatrica sono invece l’istiocitosi a cellule di Langherans e l’acropustolosi infantile.
Come si cura la scabbia?
La cura della scabbia deve prevedere:
– l’eradicazione dell’infestazione mediante terapie quali
- creme a base di permetrina al 5% (piretroide che blocca il sistema nervoso degli acari mediante interazione con i canali del sodio voltaggio dipendenti)
- emulsioni a base di benzoato di benzile al 10% o al 25% (composto con effetti neurotossici diretti sugli acari il cui meccanismo d’azione non è ancora chiaro)
- compresse di ivermectina (sostanza che blocca le cellule nervose causandone paralisi mediante attivazione dei canali del cloro glutammato dipendenti specifici degli acari)
- unguenti a base di zolfo (come l’unguento di Helmerich con solfuro al 17% e potassio carbonato all’8% dotato di proprietà scabiacide potenziate dell’effetto cheratolitico)
- altri trattamenti topici meno usati, tra cui ricordiamo crotamitone, malathion, ivermectina in lozione all’1%, lindane e spinosad (gli ultimi 2 farmaci non sono disponibili in Italia);
– il trattamento del prurito mediante terapie sintomatiche (antistaminici e lenitivi);
– l’adeguata gestione dei contatti stretti dei pazienti affetti dalla parassitosi;
– la corretta e frequente pulizia degli indumenti e degli effetti letterecci e la bonifica ambientale.

Le principali criticità nella cura della scabbia sono da ricondurre a:
– scarsità di molecole terapeutiche disponibili (verso cui lo S. scabiei sta sviluppando resistenze),
– interruzione delle terapie prima della completa guarigione con successive maggiori difficoltà nell’eradicazione dell’infestazione;
– azione acaricida ma non ovocita dei principali farmaci disponibili (siccome i medicinali non uccidono gli acari che stanno dentro le uova, se la carica parassitaria è elevata possono essere necessari anche molti cicli di terapia),
– difficoltà logistiche nel far effettuare il corretto trattamento per il giusto tempo, oltre ai pazienti, anche ai contatti che potrebbero essere paucisintomatici (=con pochi sintomi) o asintomatici, sottovalutando la problematica. Questi, se non curati, possono divenire pazienti con scabbia conclamata settimane o mesi dopo la persona che li ha contagiati, determinando così una propagazione dell’infestazione, fatto che risulta critico soprattutto in ambiti comunitari.
Per tutte queste ragioni la cura deve essere effettuata sotto stretto monitoraggio specialistico.
La scabbia è una malattia antica ma sempre attuale. Di solito non è pericolosa ma può essere intensamente fastidiosa e socialmente stigmatizzante, quindi se pensi di esserne affetto o hai avuto contatti con qualcuno che ce l’ha o l’ha avuta, rivolgiti al tuo Dermatologo di fiducia che effettuerà tutti gli accertamenti del caso e, se confermerà la diagnosi, ti accompagnerà fino alla completa risoluzione del problema.
SD